Impasti e disimpasti pulsionali

In Due voci di enciclopedia del 1922. troviamo questa frase di Freud:

Negli esseri viventi le pulsioni erotiche e quelle di morte avrebbero dato luogo a regolari impasti, miscele ; ma sarebbe anche possibile un loro disinpasto.

La vita consisterebbe nelle manfestazioni del conflitto o dell’interferenza tra questi due tipi  di pulsioni, e con la morte essa recherebbe all’individuo la vittoria delle pulsioni di distruzione, ma anche con la procreazione la vittoria dell’Eros (…).

E’ possibile caratterizzare le pulsioni come tendenze insite nella sostanza vivente e mirate al  ripristino di una condizione precedente ; tendenze quindi storicamente condizionate , di natura conservatrice, espressione per così dire di un’inerzia o di una elasticità dell’elemento organico.

Dunque, innanzitutto Freud  con lo scritto  Al di là del principio di piacere  (1920)  aveva già evidenziato che esistono  Thanatos e Eros, dunque due tipi di pulsioni nella vita psichica, la pulsione di morte  e la pulsione di vita, eros o  pulsioni sessuale che si impastano e si disimpastano tra di loro.

Ma cosa vuol dire che si impastano e disimpastano?

Freud scopre che le pulsioni sono plastiche.

La vita  si produce come manifestazione   del conflitto e interferenza tra queste due pulsioni  le cui  spinte  sono opposte, lavorano una contro l’altra, una verso la distruzione, che si manifesta attraverso tendenze distruttive rivolte verso gli altri o se stessi e  che spinge verso l’inerzia e  la morte,  l’altra,  l’Eros,  un’energia vitale  che ha una spinta verso la vita  che  complica la vita stessa, nel tentativo di farla esistere.

Una spinta vitale che si produce e si dirige verso l’oggetto, più oggetti, si sposta, si muove da un oggetto all’altro.

Freud  porta come esempio di impasto la componente sadica della pulsione sessuale  adeguata allo scopo, dove l’eros si impasta con la pulsione di morte di cui si potrebbero portare moltissimi esempi …

Qualcuno  raccontava di come non poteva fare a meno, per sentirsi vivo, di frequentare sessualmente molte donne contemporaeamente., facendosi fidanzato di molte. Se da  un lato gli dispiaceva ingannarle qualcosa  « era più forte di lui », qualcosa che non riusciva a controllare e  provava una certa  soddisfazione soprattutto quando ognuna di loro, scoprendolo,  ne soffriva.

Per questo soggetto la vitalità che lo animava come partner sessuale di una donna poteva prodursi con una certa soddisfazione solo a condizione di  ‘ingannarla’.

Nel disimpasto invece, la pulsione di morte emerge in primo piano puntando alla distruzione per trovare il proprio soddisfacimento.  La pulsione  di morte si serve della pulsione vitale per poter avere accesso alla sua scarica e alla conseguente soddisfazione.

Non si può generalizzare, ma forse si potrebbe dire che l’emersione della pulsione di morte accompagna molti femminicidi, dove la spinta alla distruzione acceca al punto di non potere neanche più tenere conto delle conseguenze del proprio atto poichè nessuna presa significante riesce a mettere un limite.

Penso a qualcuno che racconta di come, sul punto di essere uccisa dal suo compagno, riesce a  salvarsi, perchè  mette in gioco delle parole che hanno presa su di lui.

Gli  promette  che  se la lascia a vivere non l’avrebbe detto a nessuno.

In questo caso, per quell’uomo è stata ancora possibile una rettifica perchè ancora una frase, «  ti prego lasciami vivere non lo dirò a nessuno »  ha avuto per lui una tenuta significante che ha permesso alla pulsione di morte di rimpastarsi con eros e dunque lasciare che  vincesse la vita.

Ma come mette in rilievo Lacan la pulsione è una forza costante  e  con l’Al di là del principio di piacere la compulsione alla ripetizione si impone e spinge all’atto quanto i tratti significanti non fanno presa.

Questo può farci cogliere come l’attrazione tra un uomo e una donna, tra una donna e una donna, tra un uomo e un uomo,  non si basa sull’istinto ma su un cocktail, spesso esplosivo fatto di impasti e disinpasti pulsionali non senza gli effetti significanti provenienti dall’Altro  che hanno marchiato il corpo di ciascuno e ai quali ciascuno, nella propria singolarità, ha dato una risposta sintomatica.

Mary Nicotra

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